L’occhio di Horus

 

Spesso la matematica è entrata profondamente nel mito; anzi, gli antichi depositari delle conoscenze matematiche erano spesso sacerdoti o stregoni che, accanto a competenze naturalistiche, conservavano gelosamente ed in segreto quelle matematiche. Tra i mille esempi possibili, affascinante è il mito dell’occhio di Horus.

“Un pastore e la sua promessa sposa, sorvegliavano ciascuno il proprio gregge, distanti, quando un dio egizio, invaghitosi di lei, le apparve al tramonto chiedendole di passare la notte insieme; infuriatosi per l’inatteso rifiuto, il dio volò dal pastore e lo punì, strappandogli l’occhio e disperdendone nel deserto prima la metà, poi la metà della metà rimasta e così via per sei volte. Nel frattempo la fanciulla era corsa a cercare di salvare l’amato dalla vendetta del dio, pur di salvare il giovane. La mattina dopo, la promessa sposa tornò e, con amore infinito, ricompose l’occhio del malcapitato futuro sposo, rimettendo a posto prima la metà poi il quarto, poi l’ottavo, il sedicesimo, il trentaduesimo, il sessantaquattresimo dell’occhio. Il pastore riprese la vista e….”

Osservando attentamente la forma di questo gioiello e spezzandolo in modo opportuno, essa rappresenta un insieme di frazioni.

 

1

 


Tale immagine, traendo spunto da questa versione della leggenda, nasconde forse un gioco matematico di cui gli Egizi erano acuti inventori, come dimostrano tanti papiri.
Forse il gioco consisteva nel vedere chi era in grado di notare come la somma non faccia 1, come sembra narrare la leggenda, ma 63/64 e come dunque manchi all’occhio del povero pastore ancora una minuscola frazione.

 

2

 

(tratto da “Matematica dappertutto” di Bruno d’Amore)

 

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