Johannes Kepler

 

Meglio conosciuto con il nome italianizzato di Keplero, Johannes nacque nel 1571 da padre mercenario e madre locandiera, con la quale visse dopo la morte del padre avvenuta in guerra.
Fu precoce in matematica e nel 1589 studiò astronomia sotto la guida del prof. Maestlin all’Università di Tubingen; qui conobbe il sistema tolemaico.

Egli si interessò, da subito, alle precise traiettorie seguite dai pianeti piuttosto che al sistema di epicicli proposto da Tolomeo.
Nel 1596 mise in atto il suo primo tentativo di trovare un modello nel moto dei pianeti, con uno strano modello basato su solidi regolari, come scrisse nel suo trattato Mysterium cosmographicum.
Ai suoi tempi, i pianeti conosciuti erano sei in tutto: Mercurio, Venere, Terra, Marte, Giove e Saturno; si chiese se la loro distanza dal Sole seguisse un modello geometrico e il perché fossero proprio sei. Notò che sei pianeti lasciavano spazio per cinque forme intermedie, e dal momento che erano noti esattamente cinque solidi regolari, questo poteva spiegare il limite dei sei pianeti. Concepì una serie di sei sfere, poste una all’interno dell’altra, e identificò l’equatore di ogni sfera con l’orbita di un pianeta. Tra le sfere, annidati strettamente all’esterno di una sfera e all’interno della successiva, collocò i cinque solidi, nel seguente ordine:
Mercurio – Ottaedro –Venere – Icosaedro – Terra – Dodecaedro – Marte – Tetraedro – Giove – Cubo - Saturno.
Esistono però 120 modi diversi per disporre i cinque solidi, e di conseguenza abbiamo tantissime spaziature differenti; non essendo molto convinto di questo modello, Keplero intraprese una corrispondenza con un eminente astronomo del tempo, dedito a sistematiche osservazioni, Tycho Brahe.
Così Keplero divenne l’assistente matematico di Brahe, che gli diede il compito di calcolare l’orbita di Marte.
Dai suoi studi dedusse un’orbita finale, così precisa che l’unica differenza dai dati moderni nasce dalla minuscola deviazione dell’orbita nel corso dei secoli.
Nel 1619 pubblicò Harmonices mundi, un seguito del Mysterium; il libro conteneva una buona quantità di matematica nuova, compresi alcuni modelli di tassellatura e lo studio dei poliedri.
Dalle osservazioni lasciategli da Brahe, e da questi studi sempre più accurati, riuscì a scoprire le regole del moto planetario, ancora oggi valide e che tutti conosciamo, note come le leggi di Keplero.

 

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