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Diatriba infinitesimale

 

L’invenzione del calcolo infinitesimale fu il risultato di una serie di ricerche precedenti su quelli che sembravano problemi lontani, come il calcolo della velocità istantanea di un oggetto in moto a partire dalla distanza percorsa in un tempo determinato, il calcolo della tangente ad una curva e la determinazione dei massimi e dei minimi di una quantità variabile.

Vista l’importanza delle questioni trattate, l’inventore di questo nuovo metodo riscosse un grande successo. Ma chi fu l’inventore?
Ancora oggi non c’è chiarezza di chi concepì per primo tale calcolo, tra Newton e Leibniz.
Newton iniziò a pensare al calcolo infinitesimale nel 1665, ma non pubblicò nulla sull’argomento fino al 1687. Leibniz, le cui linee di pensiero erano molto vicine a quelle di Newton, aveva iniziato a studiare la questione nel 1673 e pubblicò i primi lavori in merito nel 1684. I due lavorarono in maniera indipendente, anche se Leibniz potrebbe aver appreso degli studi dell’inglese in occasione di un viaggio a Parigi nel 1672 e a Londra nel 1673, tramite una conoscenza in comune: Barrow.
Quando Leibniz pubblicò il suo lavoro nel 1684, alcuni amici di Newton si offesero e accusarono Leibniz di aver rubato le idee dell’inglese. Dalla parte di Leibniz si schierarono diversi matematici continentali, soprattutto Bernouilli, sostenendo che colpevole di plagio fosse Newton.
Tuttavia, dai loro manoscritti inediti si evince che entrambi erano giunti alla scoperta in maniera indipendente, anche se avevano preso spunto da un lavoro precedente di Barrow.
La disputa si fece sempre più accesa che Johann Bernoulli estese la sua avversione da Newton a tutta l’intera nazione inglese.
Il risultato fu un disastro per la matematica inglese, in quanto in tutta l’Inghilterra i matematici rimasero tenacemente fedeli alla concezione geometrica di Newton, difficile da usare, mentre i matematici continentali adottarono i metodi algebrici più formali di Leibniz, portando avanti molto velocemente l’argomento.
Ecco il motivo per cui la maggior parte dei risultati in fisica matematica si dovette a francesi, tedeschi, svizzeri e olandesi, mentre la matematica inglese rimase indietro.

 

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L'Autore

matteo

Matteo Molinari è docente di Matematica dal 2009 nelle Scuole Secondarie di Primo Grado di Roma e del Lazio. Ha svolto e svolge attività di ricerca e formazione in relazione alla didattica della Matematica con particolare attenzione alle nuove tecnologie. Ha collaborato alla stesura di diversi libri di testo per l’editoria scolastica. E’ autore di diversi articoli sulla storia della Matematica pubblicati sul portale online di divulgazione scientifica www.xlatangente.it.