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Pitagora

 

Pitagora è il prototipo del personaggio illustre, così famoso da lasciare a bocca aperta. Lo conoscono tutti gli studenti in tutto il mondo e….. non si sa nemmeno se sia davvero esistito.
Doveva essere un grande oratore, visto che il suo nome significa, letteralmente: “colui che persuade la piazza”.
Se è nato, pare sia nato a Samo, un’isola greca grande il doppio dell’Elba, circa nell’anno 570 a.C.; c’è chi lo fa morire giovane, c’è chi lo fa campare più di 100 anni; c’è chi lo presenta come molto amato dai cittadini di Metaponto o di Crotone, dove lo si fa vivere in età matura, c’è chi lo fa linciare da quegli stessi cittadini; c’è chi gli fa vincere le Olimpiadi di pugilato a 12 anni ( cosa alquanto inverosimile, dato che a quell’epoca non c’era la divisione del pugilato), c’è chi lo fa studente di Talete a Mileto ( in Turchia, non troppo lontano da Samo).
Ci sono tante biografie di Pitagora, ma tutte tarde. La più famosa è quella di Giamblico di Calcide che però visse fra il III e il IV secolo, cioè quasi 1000 anni dopo Pitagora. Riguardo alla sua morte ci sono altrettanto ipotesi: muore di vecchiaia, amato e consolato dai suoi discepoli; secondo altri muore giovane perché per distrazione è finito in un campo di fave, durante una discussione, pur essendo malato di favismo.
Gli si attribuiscono viaggi in Egitto e in Oriente, dove avrebbe appreso la filosofia, la matematica, l’astronomia.
Il suo nome è legato al teorema che porta il suo nome:

Dato un triangolo rettangolo, la somma delle aree dei due quadrati costruiti sui cateti è uguale all’area del quadrato costruito sull’ipotenusa.

Questo fatto era già noto agli antichi Egizi, almeno dal 2000 a.C.; ma quel che loro non sapevano fare, o meglio, non gliene importava nulla, era dimostrare questo enunciato. Lo fece, appunto, Pitagora, acquisendo fama immortale.
Una piccola nota: il teorema non vale solo per i quadrati, ma per tutti i poligoni regolari: triangoli equilateri, pentagoni regolari, esagoni regolari….

Ma Pitagora ha fatto tante altre cose egregie; quel che non sappiamo è se fosse davvero lui a creare tutto ciò che gli è stato attribuito, o i suoi allievi, i “matematici”, cioè “coloro che sanno”, che partecipavano alla sua scuola, ascoltando e commentando i suoi insegnamenti e suoi suggerimenti. Molti pensano che, quando un pitagorico trovava un risultato, invece di attribuirlo a se stesso, lo attribuiva al gruppo, cioè a Pitagora, anche a distanza di molti anni o decenni: per esempio Pitagora, o chi per lui, creò l’aritmogeometria, una specie di aritmetica delle figure o geometria dei numeri, nella quale le due discipline si fondono.
Inoltre, Pitagora fu il primo vero musicista al mondo, che capì come funzionano le note, creando, così si dice, la scala pitagorica, basata sulla progressione degli intervalli di quinta, trasportando i suoni acuti all’ottava di partenza.
Un grande personaggio questo Pitagora, che sia esistito o no; anzi, meglio lasciarlo avvolto nella leggenda, come i miti e gli eroi….

(tratto da “La nonna di Pitagora” di D’Amore- Pinilla)

 

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L'Autore

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Matteo Molinari è docente di Matematica dal 2009 nelle Scuole Secondarie di Primo Grado di Roma e del Lazio. Ha svolto e svolge attività di ricerca e formazione in relazione alla didattica della Matematica con particolare attenzione alle nuove tecnologie. Ha collaborato alla stesura di diversi libri di testo per l’editoria scolastica. E’ autore di diversi articoli sulla storia della Matematica pubblicati sul portale online di divulgazione scientifica www.xlatangente.it.